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Redazione

Un’ora del mattino suonava lentamente all’orologio del salotto nel grazioso casino che abitavano i due giovani.

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Sig. Raimondo Angiolini – Siracusa.

Catania, *** Agosto 186*
Amico mio,

apro oggi soltanto le lettere che mi son pervenute da due mesi per la posta, delle quali alcune tue e di mia madre sono vecchie da più di 70 giorni. Povera madre! che avrà pensato di me?!…

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Quando giunsero sul terreno, al Vomero, vi trovarono il conte coi suoi due padrini; tutti si salutarono levandosi i cappelli.

“I signori hanno da offrire ritrattazione da parte del loro primo?”, domandò uno dei testimoni del conte a quelli di Brusio.

“No, signore”; rispose breve il barone.

Colui sembrò sorpreso, poichè era forse prevenuto dalla contessa di aspettarsi tutt’altro, e cominciò a misurare il terreno d’accordo cogli altri.

Situati i duellanti, i padrini misero loro in mano le pistole, e si allontanarono.

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Parecchie settimane dopo, in Napoli, ad una delle serate che dava il barone di Monterosso, noi ritroviamo Narcisa, accompagnata dal marito e dal giovanotto ufficiale di cavalleria negli Usseri, che abbiamo incontrato con lei a Catania.

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Gli parve di respirare più liberamente quando l’aria aperta lo percosse sul volto, rinfrescando il calore delle sue membra ardenti di febbre: quella dolce sensazione gli parve fargli bene.

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Quando entrarono nell’Albergo di Francia, dove li aspettava la signora Brusio, questa corse ad abbracciare suo figlio con tutta l’effusione di un cuore di madre; ma rimase senza osarlo, colle braccia aperte, dinanzi allo sguardo fosco e alla fisonomia cupa ed irritata del figlio suo.

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Il dopopranzo, e l’indomani, e tutti i giorni in seguito, la Villa divenne la passeggiata preferita di Pietro, che vi conduceva il suo amico, il quale protestava sempre e finiva sempre col cedere.

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Venti giorni sono scorsi da quello in cui incontrammo i due amici al Rinazzo. Siamo nei lunghi giorni del giugno. Pietro studia assiduamente da mattina a sera le sue tesi, poichè si approssimano gli esami; ed esce assai di rado.

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In una bella sera degli ultimi di maggio, due giovanotti, tenendosi a braccetto, passeggiavano pel gran viale del Laberinto che dovea trasmutarsi in Villa Pubblica, con quella oziosità noncurante che forma il carattere degli studenti e dei giovanotti che non hanno ancora le pretensioni di dandys.

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17 giu 2010, by Redazione

Prologo

Dirò come mi sia pervenuta questa storia, che convenienze particolari mi obbligano a velare sotto la forma del romanzo.

Verso la metà di novembre avevamo progettato una partita di campagna con Consoli e Pietro Abate.

Il 14, con una bella giornata, noi eravamo sulla strada di Aci.

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